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SCARPETTE ROSSE: SOPRAVVISSUTE

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SIMONA CONSONI

Mi chiamo Simona, ho quasi 43 anni. Ho subito violenza domestica per 15 anni convinta di meritarlo, di non avere diritto ad altre opportunità di avere una famiglia o un amore sano. Nascondevo, giustificavo, oltre a non dirlo a nessuno e a non denunciare. Oggi sono una sopravvissuta al lungo, doloroso, non risolto cammino della denuncia, della condanna, di piccoli o grandi continui atti di ingiustizia che viviamo noi sopravvissute. Ecco perché ho voluto questa rubrica: perché voi tutte, in forma anonima o no, possiate comunicare con me, fare domande, sapere che non siete sole e che mai lo sarete, si apre il sipario. Che la violenza non è solo fisica ma psicologica, soprattutto, economica, sociale, relazionale. Che, invece, una luce c’è in fondo al tunnel che credete vi protegga come credevo io.

C’è una vita là fuori, ora fa freddo ma a breve arriverà la primavera. Scarpe rosse: una storia che viene da lontano.“È stata l’artista messicana Elina Chauvet a raccontare per prima, attraverso un’invasione di calzature rosse, il fenomeno del femminicidio. Il suo progetto “Zapatos Rojos” fu realizzato per la prima volta nel 2009 a Ciudad Juárez, la città di frontiera nel nord del Messico dove è nato il termine “femminicidio” (là, infatti, a partire dal 1993, centinaia di donne vengono rapite, stuprate e uccise con totale impunità per gli assassini). Ancora, Scarpe rosse: da sempre considerate il simbolo di una femminilità gioiosa, che ciascuna donna ha voluto, vorrebbe, vuole esprimere liberamente e senza costrizioni (la danza incontrollata delle scarpette nella favola di Andersen) e che invece sempre più spesso e senza ritegno si sceglie di uccidere. Scarpe rosse: strappate dal piede di chi avrebbe potuto portarle e che invece è stata ammazzata. Scarpe rosse che con la loro vuotezza urlano tutto lo strazio, la vergogna, la paura e la condanna di chi non può e non vuole far finta di non vedere”.

Mi chiamo Simona, ho quasi 43 anni e sono una sopravvissuta. Se indosso scarpe rosse è perché,oggi, sono libera. Vi aspetto. Potete scrivere a: scarpetterosse.ilfaro@gmail.com

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