Pavimento pelvico, questo sconosciuto

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FRANCESCA FRANCHELLA . Dottoressa in Fisioterapia – Dott.ssa Mag. in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie


Il pavimento pelvico è un’area del nostro corpo che non sentiamo nominare spesso, tant’è che sono in molti a non conoscerne l’esistenza.

Con pavimento pelvico ci riferiamo a quella regione che coincide con la zona genito-urinaria-anale e che partecipa a diverse funzioni.

Avete presente quando cerchiamo di trattenere l’urina contraendo la parte inferiore del bacino?
Bene, in quel momento stiamo attivando i muscoli principali del pavimento pelvico.

Il suo ruolo è fondamentale nei gesti più semplici della nostra quotidianità: esso infatti è deputato alle funzioni di minzione e defecazione, sostiene tutti gli organi della pelvi (vescica, parte dell’intestino, organi genitali) e riveste un ruolo fondamentale nella sessualità.

Sono diversi i disturbi legati al pavimento pelvico, tra cui:

  • incontinenza urinaria e fecale
  • alterazioni dello svuotamento
  • sindrome dolorosa del pavimento pelvico
  • disfunzioni sessuali
  • prolasso degli organi pelvici

Cosa provoca tali disturbi?

Le cause possono essere molteplici e sono legate principalmente a una riduzione di forza e/o endurance, a un’alterazione del tono e del trofismo muscolare.

principali fattori di rischio sono:

  • sesso,
  • età,
  • peso corporeo,
  • fattori iatrogeni,
  • gravidanza e parto,
  • movimentazione di carichi,
  • stazione eretta prolungata,
  • patologie dell’apparato bronco-respiratorio, etc.

La prevalenza dei disturbi legati al pavimento pelvico riguarda un alto numero di popolazione: si stima che la sindrome del dolore pelvico cronico interessi all’incirca il 10-40% delle donne, con una prevalenza tra i 15 e i 73 anni, ma può interessare anche gli uomini, con un’incidenza molto minore, stimata intorno allo 0,5%1.
Oltre due milioni di donne fra i 35 e i 65 anni, solo in Italia, soffre di incontinenza urinaria2, che affligge anche il sesso maschile, ma con una prevalenza inferiore rispetto al sesso femminile (rapporto 9:1). É una condizione che interessa tutte le età con un’incidenza maggiore oltre i 65 anni3.
Sono inoltre quattrocentomila le procedure chirurgiche eseguite per prolasso genitale e incontinenza urinaria ogni anno con un numero di reinterventi per recidiva del 29,2%4.

È importante tuttavia precisare che tali dati sono senz’altro sottostimati e che non siamo in grado di definire con esattezza incidenza e prevalenza in quanto, ancora troppo spesso, tali disturbi vengono considerati un tabù.
Rivolgersi a un professionista per parlare di incontinenza, stipsi, sindromi dolorose e prolasso degli organi pelvici può ancora oggi causare vergogna da parte di chi convive quotidianamente con questi disturbi.
Così si è costretti a modificare le proprie abitudini, limitando le relazioni sociali e alterando quella che è l’immagine di sé e la propria autostima.
Nessuno che soffre di incontinenza, infatti, rischierebbe di restare troppo a lungo lontano da un bagno, o vorrebbe trovarsi nella situazione di dover manifestare ad altri il proprio impellente o reiterato bisogno e disagio.

La domanda dunque sorge spontanea: com’è possibile che non abbiamo mai sentito parlare di pavimento pelvico, se è così alta l’incidenza delle problematiche a esso correlate?
Possiamo allora pensare di dover semplicemente accettare la presenza di questi disturbi, senza rivolgerci a un esperto e porre rimedio limitandoci nelle più semplici attività quotidiane ed evitando qualsiasi situazione che potrebbe risultare imbarazzante?
Assolutamente no!

Trattamenti

Esistono tecniche e strumenti della fisioterapia che ci consentono di ricorrere a un trattamento conservativo per migliorare la condizione di disturbi del pavimento pelvico:

  • esercizio terapeutico
  • trattamento comportamentale
  • stimolazione elettrica
  • bladder training
  • biofeedback
  • ausili e presidi di supporto.

Si tratta di un trattamenti riabilitativi mini-invasivi, eseguiti da professionisti esperti e adeguatamente formati sotto l’aspetto tecnico-professionale nonché comunicativo-relazionale.
L’obiettivo dei trattamenti non è soltanto quello di ridurre il sintomo, ma soprattutto di migliorare la qualità della vita dei pazienti, rispettando una visione globale e considerando tutti gli aspetti biopsicosomatici che circondano l’individuo, riducendo quanto più possibile il disagio e ripristinando l’autostima e l’immagine di sé.

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