BONUS 110: se sembra non servire, allora serve a qualcos’altro

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ANDREA OLIVA

Il giornalista deve scrivere nel rispetto della dignità della persona e nell’osservanza della verità sostanziale dei fatti. Lo dice la legge. Eh beh, scriviamo. Il BONUS 110: misura sociale di rilancio dell’edilizia soffocata dalla Legge Monti.

Percezione: lo Stato ti rifà gratis la casa. Stato dei fatti: parte la palla e grandi imprese si lanciano in partita. Parola d’ordine: cessione del credito. Anche le imprese medio – piccole chiedono di “giocare”, con molti professionisti che si scaldano a fondo campo. Comincia una nebbia di rinvii, decreti, sospesi: le imprese non incassano; si specula sui prezzi dei materiali edili. E’ stagnazione; gli enti chiudono la borsa, e la cessione del credito “muore”. A tutt’oggi, c’è un numero preoccupante di ditte che, col beccuccio aperto, aspettano soldi che non si vedono. Intanto, però, quelle ditte hanno anticipato fior di costi.

Viene da chiedersi a chi giova. La risposta sembra essere: ai primi arrivati, i più grandi, che, forse, già sapevano. C’è altro. Se tutti ristrutturano per poi vendere a prezzi rivalutati, chi compra? Che ne è della tutela del risparmio? E delle garanzie sulla proprietà (privata) immobiliare, che costa tasse su una presunta rendita finita in fumo? Perché, intendiamoci: se le imprese finiscono zampe all’aria, i lavori non si concludono e i sacrifici di una vita ti sbeffeggiano in coro a suon di “Marameo!”

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