La voce come potenzialità sonora indagata al Palaexpò

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ARIELA BOZZAOTRA

Al Palaexpò la rassegna sensoriale e scientifica “Il corpo della voce. Carmelo Bene, Cathy Berberian, Demetrio Stratos”, promossa da Roma Capitale e organizzata da Azienda Speciale Palaexpò, offre un percorso espositivo originale alla scoperta della voce intesa come pura potenzialità sonora. Attraverso oltre 130 opere di 3 straordinari artisti, tra foto, video, materiali di repertorio, partiture originali, documenti inediti, aree di ascolto, apparecchiature elettroniche, vengono ripercorsi gli avvenimenti che, sulla scia delle avanguardie del 900, hanno spezzato il legame tra il significato della parola e la sua dimensione sonora. I 3 artisti in mostra, l’attore e regista Carmelo Bene, la cantante mezzosoprano americana di origine armena Cathy Berberian e il musicista di origini greche Demetrio Stratos, hanno intrapreso un importante lavoro di ricerca e sperimentazione sul tema della voce, al fine di esplorare i limiti delle proprie potenzialità vocali e di scoprire una nuova vocalità. Le curatrici della kermesse, Anna Cestelli Guidi e Francesca Rachele Oppedisano, hanno reperito materiale mai divulgato. La mostra è completata da 2 importanti sezioni scientifiche: la prima, introduttiva, a cura di Franco Fussi, specialista in foniatria e otorinolaringoiatria, analizza anatomicamente l’interno della cavità di risonanza dove si configura la voce; la seconda, a cura di Graziano Tisato, ricercatore presso il CNR di Padova, consta di 3 postazioni interattive attraverso le quali vengono approfonditi gli effetti vocali prodotti da Demetrio Stratos. Quest’ultimo negli anni 70 avviò un’indagine scientifica sulle proprie capacità vocali, che lo avvicinò al lavoro di John Cage, il compositore statunitense che mise in discussione il concetto di musica oltre i limiti della tradizione. La mostra è un omaggio a 3 grandi artisti, ma soprattutto la possibilità di avere consapevolezza del proprio apparato fonatorio per indagarne potenzialità sconosciute e svincolate dalla comunicazione. La stessa si rivela un comportamento motorio che lascia trapelare i nostri stati d’animo fino a sublimarsi nell’arte vocale

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