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LA GUERRA PSICOLOGICA DI IERI E OGGI?…

FEDERICO SIRACUSA

Durante la guerra fredda il governo degli Stati Uniti destinò grandi risorse ad un programma segreto di propaganda culturale rivolto all’Europa occidentale. Il piano rientrava nella “battaglia per la conquista delle menti”, così come l’aveva definita Edward Barrett sottosegretario di Stato USA per i servizi informativi internazionali (1950-52). 

La motivazione profonda di queste operazioni coperte consisteva nell’assunto che “il tipo di propaganda più efficace“ è quella in cui “il soggetto opera nella direzione richiesta per motivi che ritiene essere propri“, secondo la definizione di Frances Stonor Saunders in “La guerra fredda culturale. Come la CIA ha influenzato l’immaginario europeo“.

L’azione della CIA venne realizzata attraverso il finanziamento e la promozione di riviste, libri, seminari, esposizioni, concerti, premi, film…

In quel periodo la questione razziale veniva utilizzata dalla propaganda sovietica per dimostrare quanto la democrazia USA avesse dei gravi punti oscuri. Da qui la promozione degli artisti neri, attraverso l’invio in Europa di artisti americani, divenne una priorità strategica. Il governo militare americano assunse il controllo di decine di orchestre sinfoniche e compagnie d’opera tedesche, e visto che molti compositori tedeschi erano al bando, riuscirono nell’intento di promuovere i musicisti americani quali Leonard Bernstein, George Gershwin e molti altri che ebbero la prima rappresentazione in Europa sotto gli auspici del governo americano. Contemporaneamente venne anche lanciato un massiccio programma teatrale.

Gli strumenti di condizionamento delle élite culturali passarono anche attraverso la censura quando, per esempio, nel 1953 vennero rimossi dagli scaffali delle biblioteche americane in Europa ben 30.000 libri, in alcuni casi, per ironia della sorte, si è trattato degli stessi libri bruciati dai nazisti. I sovietici e molti europei consideravano gli USA “una sorta di deserto culturale”.

Era, pertanto, assolutamente prioritario contrastare con forza il “mito europeo che sostiene l’inferiorità culturale americana”. Era, infatti, diffusa in Europa, e sopratutto in Francia, “l’idea che l’americano tipico fosse rozzo e incolto”.

La sostanza della guerra fredda, infatti, era di natura culturale. I fondi per combattere questa battaglia arrivavano direttamente dalla CIA attraverso l’uso di fondazioni private. L’utilizzo delle fondazioni filantropiche era il modo più conveniente per far passare consistenti somme di denaro senza mettere in allarme i destinatari di questi finanziamenti. Le fondazioni filantropiche che si prestarono a queste operazioni coperte sono state centinaia, tra queste ebbero un ruolo primario le Fondazioni Rockefeller, Ford e Carnegie. Si è trattato di un sistema diffuso e pervasivo.

Lo Psychological Strategy Board, istituito dal Presidente Truman nel 1951, prevedeva di lavorare sull’élite intellettuale per sviluppare “la filosofia dei pianificatori“. L’obiettivo, infatti, era che “…le persone, per proprio ragionato convincimento, fossero convinte che qualsiasi cosa facesse il governo americano era giusta..”, secondo l’agente della CIA Donald Jameson.

LA CONVERGENZA TRA LA CIA E LA SINISTRA:

La strategia di promuovere la sinistra non comunista doveva diventare «il fondamento teorico delle operazioni politiche della CIA contro il comunismo, per i successivi vent’anni». La base ideologica di questa strategia, in cui la CIA stabiliva una convergenza, quasi un’identità, con gli intellettuali di sinistra, fu presentata da Arthur Schlesinger nel libro “Il centro vitale”.

Secondo Abby Aldrich Rockefeller, tra le fondatrici del Museum of Moderrn Art di New York «.. i rossi smetterebbero di essere rossi se valorizzassimo e riconoscessimo i loro meriti artistici». Così finì che molti artisti di sinistra, anche i più contestatari, venissero sostenuti e finanziati dall’establishment americano.

Nel campo delle arti visive il Museum of Moderrn Art di New York che era “collegato… al programma governativo di guerra culturale segreta” svolse un ruolo molto importante. In tal senso la forte promozione di mostre sull’Espressionismo astratto si è configurata come “un’arma della guerra fredda”, volta anche ad ottenere l’appoggio degli intellettuali europei.

L’editore Jason Epstein al riguardo disse: «L’America, e specialmente New York, era ormai diventata il centro del mondo dal punto di vista politico e finanziario e ne sarebbe stata anche il centro culturale. Che cosa sarebbe stata una grande potenza senza una sua grande arte? Non si può essere una grande potenza se non si è accompagnati da un’arte, come Venezia da Tintoretto o Firenze da Giotto».  In questo contesto, è comunque utile ricordare, che la politica reazionaria del Senatore repubblicano McCarthy (maccartismo) entrava in contrasto con la strategia della CIA che era volta ad acquisire il consenso della sinistra non comunista. 

Questi fenomeni di cui abbiamo parlato hanno interessato il periodo della guerra fredda che va dalla fine degli anni ‘40 alla fine degli anni ‘60.

Ed oggi? Con la crescita dei colossi tecnologici i mezzi a disposizione dei governi sono maggiori e così pure la possibilità di condizionare direttamente i singoli individui. Questo è un importante aspetto da non sottovalutare non solo per la sicurezza nazionale ma anche per la stessa democrazia. Federico Siracusa 

Dott. Federico Siracusa
Studioso di Storia, Arte e Politica Economica. Dottore Commercialista e Revisore legale.
Via delle Montagne Rocciose, 68 all’Eur. Tel. 06 50684161 – federico.siracusa68@gmail.com

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